[...] Sorrisi, osservando come stava bevendo quel caffè.Teneva la testa quasi rivolta verso il basso, con la punta di quel naso appena aquilino che toccava ad intervalli quasi regolari il bordo superiore della tazzina. Beveva a piccoli sorsi, ad intervalli regolari, quasi come se non volesse farlo raffreddare, correndo però il rischio di bruciarsi data la natura incandescente di quel caffè, che era appena stato fatto. E lei faceva lo stesso, di rimando. Mi guardava. E sorrideva.
Per pochi istanti pensai che mi stava imitando, stava prendendo in giro il mio modo di bere il caffè. E sorrideva. Ma avevo frainteso, probabilmente, la vera natura del suo sorriso. Non mi stava imitando. Era proprio il suo modo di bere il caffè. Si capiscono diverse cose, guardando una persona bere il caffè. Ma quella sera, beh.. era come guardarsi allo specchio. Non che tutti abbiano come passatempo il guardarsi allo specchio mentre sorseggiano un caffè bollente, sia chiaro. Ma la sensazione era quella di avere davanti a se uno specchio. Uno strano specchio.
"Com'è?" le chiesi, senza troppi complimenti. Mi piace sentirmi dire che faccio un buon caffè, e se mai dovessero rispondermi che fa schifo, è inbevibile, o che poteva venire meglio.. beh, la colpa è della macchinetta.
"E' come piace a me." mi rispose, atona, più che altro concentrata a finire tutto il caffè.
Certo, se lo stava finendo voleva dire che le piaceva, o quantomeno era bevibile. Lo sorseggiava, anche se abbastanza velocemente, quindi non lo stava finendo solo per farmi piacere, altrimenti avrebbe fatto prima a buttarselo direttamente in gola. Certo, forse non lo fece perchè era bollente. Ma continuavo ad osservarla. Cercavo nel suo sguardo, nei suoi movimenti, nei suoi lineamenti, una risposta. A quale domanda? Oh, e chi lo sa.
"Quindi deduco che, essendo come piace a te, è buono." risposi, dopo lunghi attimi di riflessioni, mentre lei stava ora per posare la tazzina sul vassoio, onde evitare di macchiare il divano.
"Beh, sai meglio di me che i concetti di buono e cattivo sono assolutamente relativi. Insomma, talvolta ci si ritrova davanti a persone che si definiscono buone, ma hanno un fucile ed una divisa. Altre volte invece, ci ritroviamo a sentir parlare di cattivi, in merito a popolazioni di "ribelli" che vogliono l'indipendenza per il proprio paese, la propria cultura. Insomma, per me era un buon caffè, tutto qui."
"E tu hai fatto tutto sto giro di parole per venire a parlarmi di relativismo?" le risposi, anzi, le chiesi. Perchè? Perchè è una domanda che mi pongo spesso, una domanda che pongo a me stesso. Perchè tutti questi giri di parole?
"Si." mi rispose lei, di getto, quasi come se fosse una risposta scontata, da accettare per buona.
Lo devo ammettere, questa risposta mi lasciò di succo. Non tanto per la velocità di esecuzione, quanto più per l'effetto. Se avessi potuto, avrei alzato un cartello con su scritto "9.5". Niente 10, quello rappresenta la perfezione. E si sa, la perfezione non esiste.
"Allora, cosa ho interrotto? Stavi facendo qualcosa prima che arrivassi?" mi chiese, quasi con fare ingenuo, forse per cambiare discorso, forse per parlare, forse per farmi parlare, forse. Forse.
"Guarda, niente di particolare, ero al computer, sfumacchiavo, in attesa del sonno.." le risposi, quasi svogliato. Un pò come se mi vergognassi di quel che stavo facendo. Non c'era niente di male, in fondo.
"Ho capito..." mi rispose, quasi con una certa malinconia.
Ci furono alcuni istanti di silenzio, non dico imbarazzanti, ma di quelli che un pò ti mettono a disagio. Gli sguardi si perdono per qualche istante, alla ricerca di qualche particolare che possa dare il LA per una nuova esecuzione, qualche altra frase fatta, qualche altro pensiero espresso così, a testa bassa, senza rimpianti nè rimorsi.
"Allora, sta sigaretta? La vuoi fare, o vuoi farmi morire?" mi disse, con un tono di voce che mi fece quasi sobbalzare, come se qualcuno mi avesse preso alle spalle urlando con l'unica intenzione di spaccarmi un timpano e/o farmi venire un infarto di qualità.
"Ma va, muori se non fumi? Sei sicura di volerlo fare? Non ti vedo in condizione, insomma, di.." mi interruppi. Non so se era stato il caffè, un colpo di vento, o qualche radiazione, ma stranamente quella ragazza mi appariva diversa. Dio, era ancora gracilina, ogni eventuale colpo di vento sembrava capace di portarsela via, o quantomeno spezzarle qualche arto. Ma aveva improvvisamente acquisito maggior colorito. La pelle, dal chiaro latte, sembrava aver subito una leggera mutazione, quel candore che fino ad allora la contraddistingueva era ora divenuto più scuro, anche se leggermente. Per contrasto, la veste che indossava sembrava ora più spessa e resistente, e sicuramente più chiara, a tal punto che la luce della luna sembrava riflettersi contro, come se il satellite stesso vi si volesse specchiare. E i suoi occhi parvero acquisire maggior luce, il contrasto tra la luce che emettevano e la luce stessa della luna pare assopirsi, raggiungendo un equilibrio tale da far si che il sol guardarla producesse uno strano effetto di quiete. E senza dire altro, le preparai quella sigaretta.
Gliela porsi, lei la prese con maggior sicurezza di quanto avesse fatto prima con il bicchiere d'acqua, che era rimasto lì sul tavolino, mezzo pieno. Non la accese, se la rigirò tra le mani per qualche secondo, prima di portarla alle labbra. E solo allora mi accorsi che anche queste avevano assunto un colorito diverso, sempre tendente al rosa carne, ma più scuro.. più vivo. Mi fissava, con la sigaretta portata oramai alle labbra, accennando un sorriso. Incrociò le gambe all'altezza delle ginocchia, divaricando invece il resto, portando i piedi lontani, ma paralleli. Si chinò appena sulle ginocchia, posando su queste ultime i polsi delle mani, congiunte, e mi osservava mentre finivo di fare la mia sigaretta.
"Se vuoi l'accendino è lì, sul tavolino." le dissi, interpretando le sue movenze come la richiesta di avere da accendere.
"No no, ti aspetto. Devi accendermela tu." mi rispose, e io, forse un pò innervosito da questo suo atteggiamento, chiusi la mia sigaretta un pò alla carlona, col filtro un pò largo e la cartina storta.
"Cos'è, hai perso il tuo tocco magico? Non sbagli mai a fare una sigaretta, neanche se la devi fare in pochi secondi, di fretta." mi disse, nuovamente con tono beffardo.
Non le risposi male, come probabilmente avrei fatto con qualsiasi altro essere umano. Non ce la feci. Ricambiai con un sorriso a queste sue parole, mentre cercavo di sistemare alla meglio quella sigaretta che, probabilmente, mi si sarebbe aperta o, peggio, avrebbe perso il filtro che sarebbe rimasto attaccato alle mie labbra, rese secche dal calore e forse da un pò di ansia che provavo, non so bene da quando e soprattutto perchè.
"Ecco fatto, pronta." le sorrisi, un pò di convenienza, devo ammetterlo. Portai la sigaretta alla bocca, con la destra, e presi l'accendino dal tavolino. Lei piegò ancora un pò la schiena, verso di me, puntandomi la sigaretta contro a mò di arma da fuoco, e sorrise di nuovo. Allungai la destra, accendino alla mano, pronto a farle accendere. Due colpi a vuoto, al terzo partì una fiamma di un rosso stranamente intenso, con la base blu, quel tipico blu prodotto dal gas dell'accendino stesso, una cosa del tutto naturale, se si pensa alla fisica. Ma c'era ben poco da pensare alle teorie relativiste e razionaliste, in quella nottata. Tutto mi appariva come un sogno, un buco spazio-temporale del tutto trascendente la mia comprensione.
Le domande mi frullavano in testa, vorticosamente, quasi come se ci fosse qualcuno nel mio gulliver, scusate la citazione del tutto casuale (n.d.r. vedi "Arancia Meccanica"), con un frustino in mano, a rigirarmi i pensieri, in modo da amalgamare il tutto e creare un'unica matassa. Eppure, c'erano ancora un sacco di grumi. Frammenti di ricordi, pensieri e riflessioni, che facevano fatica ad amalgamarsi al resto dei pensieri, oramai ridotti in poltiglia, eppure dai sapori completamente diversi e distinguibili.
La parte finale della sigaretta prese fuoco, una piccola fiamma si sprigionò da quel poco di cartina che non conteneva tabacco, volatilizzandosi in un istante, un tempo inferiore al nanosecondo.
Mi sembrò strano, eppure riuscii a sentire i suoi polmoni che si contraevano, e si dilatavano, per far si che quel tabacco prendesse fuoco, e iniziasse a produrre quel fumo dolciastro che, fortunatamente, non lascia troppe tracce anche se fumato in casa, senza rimanere attaccato a vestiti e tende.
"Grazie mille. Era da tanto che non fumavo il Golden Virginia. Sai, è il tabacco che preferisco. Sarà anche il più costoso, ma è sicuramente il migliore per me, tra tutti i tipi di tabacco, secchi e umidi. Ne ho provati altri, ma questo è eccezionale. Dura tanto, ha un buon gusto, non lascia cattivi sapori sulla lingua e in bocca, e soprattutto non si attacca a vestiti e tende. Non trovi?"
Non le risposi. Tenni lo sguardo sulla mia sigaretta, ripetendo lo stesso iter che era toccato a quella che avevo fatto per lei. Cosa voleva dire tutto ciò? Perchè ripeteva ciò che dicevo, ciò che pensavo, o addirittura mi anticipava? Come sapeva determinate cose di me?
Tra me e me pensavo "Suvvia Gino, sono tutte cose scontate. L'acqua, il caffè, le sigarette. Insomma, c'è poco da pensarci su. Che l'acqua naturale disseti di più è conoscenza comune, la scoperta dell'acqua calda. Ah, che brutta associazione che ho fatto. E poi, il caffè? Probabilmente mi ha osservato mentre bevevo, e mi stava imitando. E le sigarette? Chiunque abbia fumato per un pò alcuni tipi di tabacco e altri tipi di sigarette si accorge che sicuramente il tabacco, rollato, in particolare il Golden Virginia, produce meno fumo e puzza di meno, in casa. E allora? Perchè mi sudano le mani, e mi si seccano le labbra?"
"Sai cosa mi rilasserebbe ancora di più, in questo momento? Un pò di musica classica. Sai.. qualcosa tipo una ninna nanna.. La conosci quella slava, dedicata ad un bambino di nome Janicku? La adoro."
Si sollevò dal divano, con una strana energia, che prima sembrava non potesse avere. E con la sigaretta chiusa tra l'indice ed il medio della destra, iniziò a danzare lentamente, un pò trascinandosi, davanti a me.
"Spi, Janicku, spi.." mormorava dolcemente, con una voce che mi rilassava, al contempo mi inquietava. Mi distendeva, e mi teneva sveglio. Mi ossessionava, tranquillizzandomi.
"Che poi.." continuò lei, fece una piroetta su se stessa, creando col fumo della sigaretta una specie di vortice che si sollevava verso il soffitto "chissà se quel bambino ha mai avuto una mela rossa, una mela verde e.."
"Una mela blu?" la interruppi, sorridendo nuovamente, ora con maggior dolcezza e serenità.
[continua...]
Noise made by MakingNoise in agosto 19, 2009 02:21
[...] "Scusa, come sai che io preferisco l'acqua naturale a quella frizzante?" le dissi, incuriosito dalla sua affermazione. "E' molto semplice, mio caro" rispose con una velocità che mi sorprese, come se sapesse che le avrei posto quella domanda "perchè la penso anche io come te. L'acqua frizzante non disseta come un bel bicchiere freddo di acqua naturale, giusto?" Sorrisi alla sua risposta, assuefatto oramai dal tono suadente della sua voce, che risuonava nella mia mente dolce e folle allo stesso modo in cui può risuonare la ninna nanna di un pazzo. "Non credi sia il caso di dirmi chi sei e cosa ti è successo, ora?" le chiesi sommesso, con poca convinzione, come se quelle risposte poi non fossero così fondamentali. Lei sorrise di rimando, posando il bicchiere di vetro sul tavolino di fronte al divano, lasciando che risuonasse appena quel rumore cristallino a contatto con il legno duro. "Che ne dici di farmi una sigaretta, nel frattempo? Così ti spiego con calma." "Non sono abituato ad offrire sigarette agli sconosciuti, visto che fumo solo drum. Ma a quanto pare tu sai bene che io fumo quello, poichè mi hai chiesto di farti una sigaretta. Immagino che tu voglia anche un caffè, con una punta di zucchero, giusto?" "Ti ringrazio, potrei farne a meno ma il caffè prima della sigaretta è un must a cui non posso rinunciare, quando possibile."
Sollevai appena le sopracciglia, nel sentire quelle sue parole. Le feci un cenno col capo, di assenso. Andai poi con passo sostenuto nella mia camera, a recuperare la scatoletta metallica di Lucky Strike nella quale conservo cartine e filtri, insieme alla busta di rigore di Golden Virginia verde, che nonostante sia il tabacco più costoso, mi risulta più leggero e piacevole di molti altri tipo di tabacco umido, o secco. Portai tutto l'occorrente sul tavolino del salone, consapevole del fatto che forse non sarebbe bastato per entrambi, per tutta la notte. Ma in fondo, la cosa non mi dispiaceva.
Il caffè è una cosa santa, soprattutto in notti come queste. E la sigaretta per il dopo, beh, era sicuramente un must. Un must che, se condiviso con un'altra persona, una buona chiacchierata, e qualche battuta, è probabilmente uno dei modi migliori per passare il tempo.
Lei mi sorrise ancora, afferrando la scatola delle Lucky Strike e leggendo divertita la scritta "il fumo uccide". "Ma quante storie raccontano.. il fumo uccide! Certo, anche le pistole uccidono, i gas di scarico delle auto, delle industrie, i terremoti e i raggi laser alieni. E pensare che neanche 4 anni fa pensavo che non avrei mai cominciato a fumare, dicendo che non avrei mai speso una lira per rovinarmi la salute. Beata gioventù, eh?"
"Che coincidenza.. o meglio, che strano deja vu. La pensavo anche io in questo modo, ma l'esame pratico della patente B fu davvero una strana esperienza. Non ero mai stato così teso, ed un mio amico mi offrì una sigaretta. Non riuscii ad essere indeciso neanche per un secondo. La accettai. Ricordo benissimo, era una Merit. Oh, ma non voglio annoiarti."
"Ma figurati, non mi annoi affatto, ti dò il permesso di andare avanti. Però metti prima su il caffè, ti va?"
"Hai ragione. Vado a metter su il caffè. Sentiti libera di stenderti sul divano, o se vuoi ci mettiamo in camera mia, lì ci sono due letti, possiamo metterci entrambi comodi. L'unico difetto è che.." ".. che fa stranamente più caldo, ma non hai mai capito il perchè." mi interruppe.
"Vado a metter su il caffè." risposti freddo, atono.
Raggiunta la cucina, aprii la porta a scorrimento con un pò di vigore, tanto che sbattè contro la parete e vibrò appena. Lei non parve risentirne particolarmente, a me la cosa diede un pò fastidio. Ero nervoso, sentivo uno strano disagio percorrermi come un brivido gelido lungo la schiena, senza riuscire a giustificare in alcun modo quella sensazione strana, quel sentirsi fuori posto, fuori luogo, pur essendo in casa propria a fare gli onori di casa ad un'ospite. Un'ospite abbastanza strana e sospetta, che a differenza della situazione non mi offriva quegli stessi brividi; quasi invece mi induceva una certa sensazione di libertà, costituiva in quel momento la chiave di una porta, quella delle mie storie e dei miei segreti, che nessun altro possedeva, se non con un determinato accesso limitato.
Non ebbi il tempo di interpretare quelle strane sensazioni che mi pervadevano, i miei occhi erano ora rivolti all'esterno, a quella realtà che poteva si e no rappresentare solo la metà della mia quotidianità effettiva. Presi i pezzi della macchinetta per il caffè più nuova, quella con il manico in legno chiaro e la base tondeggiante, non quella a base larga a sei lati. Quella ha qualche difetto, dovuto forse alla vecchiaia. Non sempre si chiude perfettamente, per cui del caffè fuoriesce dalla macchinetta macchiando il piano cottura. Riempii come mio solito la base d'acqua, fino alla rotellina. Infilai il filtro sulla base, cercando l'incastro perfetto per evitare che girasse all'interno, lasciando quindi qualche bolla d'aria che avrebbe rovinato il gusto del caffè. Presi poi dal frigorifero il caffè, esclusivamente Kimbo, conservato in un barattolo trasparente dal tappo giallo, per via della fissa di mia madre che il caffè si conserva fuori dalla busta e in frigorifero. Con un cucchiaino da caffè apposito riempii il filtro di caffè, creando una piccola montagnola senza pressare troppo il caffè stesso, onde evitare di farlo stretto o tendenzialmente bruciato. Misi poi sulla base il pezzo finale della macchinetta, avvitandolo con forza prima a mani nude, poi con l'aiuto del panno assorbente che utilizzo per ripulire il piano cottura da eventuali residui di caffè o zucchero. Asciugata la macchinetta con lo straccio da cucina, per evitare le incrostazioni sulla macchinetta, posai la stessa sul piano cottura, sul fornello più piccolo, e girata la manopola del gas premetti con forza il pulsante che emetteva quella scintilla, proprio per far si che la fiamma si accendesse. Presi allora un piccolo vassoio metallico, senza particolari fregi, dal colapiatti posto in alto alle vaschette della cucina, ma preferii prendere le tazzine a fondo largo di Ikea per versare poi il caffè, visto che non ho altre tazzine uguali tra loro.
Presi un altro cucchiaino, insieme al barattolo dello zucchero. Una volta aperto presi un cucchiaino raso di zucchero per entrambi i caffè, e versai lo stesso nelle tazzine.
Il rumore della fiamma che abbracciava la base metallica della macchinetta mi colpiva particolarmente, quasi come se fosse un intenso respiro atto ad attirare a sè quella macchinetta, un soffio di vita e potenza naturale rivolto verso un unico obiettivo, un unico scopo. Prendere la macchinetta, e riscaldarne il suo contenuto.
Passarono alcuni interminabili minuti, in cui ebbi il tempo di riflettere nuovamente sulle mie sensazioni, senza giungere ad un'interpretazione quantomeno trascendente. Il gorgoglio del caffè che saliva mi attirava nuovamente ora, come fa sempre. L'attesa, breve ma quanto mai ansiosa, di quel caffè che saliva verso l'alto.. "dannazione, spero che ne esca abbastanza per entrambi, non capisco perchè a volte ne esce poco, altre volte troppo" pensai, tra me e me. Ma nel frattempo la macchinetta era colma. Quella massa liquida di intenso nero, il profumo che saliva verso l'alto, abbracciato agli sbuffi di fumo dovuti alla temperatura elevata del caffè mi avevano convinto rapidamente a versarlo nelle tazzine. Come al solito, versai più caffè nella tazzina di sinistra, chiamatelo disturbo ossessivo-compulsivo, o semplice abitudine. Una volta riempita anche la tazzina di destra, mescolai il contenuto con il cucchiaino con il quale avevo versato lo zucchero nelle tazzine, aprii la fontana di acqua fredda e sospirai, ponendo la macchinetta ancora incandescente sotto il flusso di acqua pseudogelida, che subito raffreddò i bollori di quel metallo fiammeggiante. Altri sbuffi di vapore, questa volta più chiari e caldi, salirono verso l'alto, facendo da effetto deodorante al caffè alla cucina.
Una volta riposto tutto nella vaschetta di destra della cucina, mi diressi col vassoio verso il salone. Lì trovai lei molto più rilassata di quando era arrivata. Aveva poggiato il capo dolcemente sullo schienale del divano, osservando l'esterno del balcone con estrema attenzione. Sembrava come alla ricerca di una stella in particolare, ma l'odore del caffè ed il mio passo non proprio leggero la distolsero da quella invana ricerca, portandole ancora una volta un dolce sorriso sul volto. Presi il vassoio con la mano sinistra, tenendo dal mio lato proprio la tazzina con più caffè, che riservavo sempre per me. Le porsi il vassoio, tenendo lo sguardo fisso sulla tazza di destra, quella riservata a lei. Passarono alcuni attimi interminabili, prima che mi accorgessi che lei invece aveva preso la tazzina vicina a me, quella che mi ero preparato con cura. Posai il vassoio sul tavolino del salone, afferrando la tazzina che era rimasta, con l'espressione un pò sconsolata. Lei mi sorrise, posando la mano sinistra, libera, sul mio fianco. "Che c'è, avevi avvelenato la tazzina che mi avevi rivolto e ora non hai il coraggio di berlo?" disse, con tono fanciullesco ed irriverente. "No, è che la logica in questi momenti non mi aiuta. Perchè hai preso la tazzina più vicina a me, perchè veramente pensavi che avrei avvelenato quel caffè?" "No, è che io ho una strana mania. Quella di prendere le tazzine con più caffè, sempre. Non ti dico poi quando comincio a bere, mi scotto sempre le labbra! E lascio cadere qualche goccia sul lato della tazzina, quindi poi devo leccare o portar su quei residui di caffè con le labbra, altrimenti mi sporco tutta!" Le sorrisi, mentre sorseggiavo il caffè che avevo preparato, leccando il bordo della tazzina rivolto verso la mia bocca, mentre alcune gocce di caffè si avviavano verso la base della tazzina.
[continua...]
Noise made by MakingNoise in giugno 14, 2009 23:46
Era una tranquilla serata di mezza estate. O forse era piena notte, non posso dirlo con certezza. Il bagliore della luna rendeva la mia camera candida, come esclusivamente illuminata da quel biancore tipico che solo la luna, nella sua più grande sterilità, può offrire. Il caldo si sentiva, eccome. Ma era stranamente tenue, come assopito, forse per la complicità di un ventilatore che soffiava vento leggero e silenzioso, forse per il totale stato di relax nel quale mi ritrovavo a nuotare. La luce della strada faticava a penetrare nella camera, meno fatica facevano i rumori provenienti dalla stessa fonte. O quasi. Gatti che si litigavano lo spuntino di mezzanotte, cani randagi che si rincorrono e giocano, abbaiando a più non posso. E, perchè no, rare auto che attraversavano l'incrocio con la musica a tutto volume, musica di qualsiasi genere.
Ma niente di tutto ciò riusciva a distrarmi da quelli che erano i miei pensieri. Una nuvola leggera di fumo di drum s'era venuta a creare su di me. Sbuffi di fumo che salivano leggeri, dileguandosi dalla mia bocca per sfiorarmi il volto, per poi fuggire verso l'alto, come natura e leggi fisiche vogliono. Lieve risuonava dalle casse del computer anche una musica, ma quale? Non ha importanza. Così come non lo ebbe allora.
Quello stato di sospensione, di leggerezza, lo si riesce a vivere poche volte nella vita. Lo si accarezza spesso, ma lo si respinge con cattiveria non appena ci si concentra su ciò che ci è attorno. Rumori, odori, sapori, visioni e sogni. Lo stesso ticchettare sulla tastiera provoca un certo senso di assuefazione, una volta fatta l'abitudine. Non disturba più, non distrae da ciò che si scrive.
Quella sera accadde qualcosa di impensabile, a suo modo. Qualcosa che, dai tempi d'oro della letteratura, ogni poeta o lettore degni di tali nomi hanno solo potuto sognare.
Che io abbia sognato, così come hanno fatto loro? Chi può dirlo. Non è la realtà forse una delle tante realtà a cui l'uomo può far capo? Un disegno, un progetto partorito dalla sua mente, o forse da quella di qualcun'altro.. ma pur sempre modificabile? Che non mi si dia del pazzo, intendiamoci. La realtà è modificabile, nella sua relatività. E non necessariamente, sempre e comunque, in positivo. Ma questa è un'altra storia.
La mia immobilità, il mio stato di sospensione nel vuoto, scomparve come un sole oscurato da una nube improvvisa, grigia e carica di pioggia. Non avevo orologi a portata di mano, al massimo avrei potuto contare le ore che passavano con i mozziconi di sigaretta che giacevano oramai immobili in una ceneriera celeste, che al buio non era molto diversa da una scodella per dolci o salatini.
Il ferro della porta blindata risuonava, ora pesante ora lieve, rimbombando quasi per tutta la casa. Impossibile dire chi stesse soffrendo di più, se le nocche dell'eventuale ospite, il ferro della porta o i miei timpani, così come i miei nervi. Sobbalzai, e caddi fuori da quel piacevole torpore di cui l'anima deve godere, ogni tanto.
"Chi sarà mai, a quest'ora" mi chiesi, pensando poi che forse non era così tardi come poteva sembrare. "Probabilmente un vicino rimasto senza chiavi, che ha bisogno di chiamare al telefono di casa perchè i genitori anziani non lo sentono, o qualcuno che non c'ha un cazzo da fare", questi erano i pensieri più ineffabili che io potessi fare, in quella situazione.
Stancamente mi avvicinai allo spioncino della porta, prendendo tutte le precauzioni del caso. Non so quanto tempo rimasi lì a fissare quella figura che osservata il pavimento, a braccia quasi lasciate andare in direzione dello stesso, con le ginocchia che sembravano sul punto di cedere. Mi parve un'eternità, racchiusa in un istante di pura ansia.
Lentamente aprii la porta, schiavo ormai di quella visione, pur consapevole del medio pericolo che si andava correndo aprendo ad uno sconosciuto nel bel mezzo della notte.
Ma non potei far nulla. Fui sopraffatto da quella vista.
Appena aprii la porta sentii come una leggera brezza che accompagnava quella figura, un vento gelido che mi raggiunse subito le ginocchia scoperte, facendomi per un attimo tremare le gambe, più per un cedimento delle stesse piuttosto che per il freddo che provai.
Quella figura sollevò il volto, tenendo ora le braccia stese lungo i fianchi, rivolgendosi a me con un sorriso quasi malinconico, chiedendomi a bassa voce: "Per favore, mi fai entrare?".
Riuscii a malapena a tenermi mezzo nascosto dietro la porta di casa, essendo in pigiama, ma poi ricambiando il sorriso, le risposi:" Certo, ma che ti è successo?". Non riuscii a finire la frase, era già entrata.
Trascinava i piedi nudi sul pavimento, quasi come se non avesse le forze neanche per esistere. Raggiunse il divano che ho nel salone di casa mia, quasi come se avesse già ben chiare le idee sulla planimetria di casa mia, nonchè dei miei gusti. Quel divano è il posto più fresco della casa, d'estate. La corrente d'aria che si crea lì è pari quasi ad una galleria del vento dove vengono effettuati i test di aerodinamicità delle auto da corsa.
Particolari tecnici a parte, fece per posare la schiena sullo schienale apposito del divano, sistemandosi appena la candida veste che la ricopriva fino alle ginocchia.
La luna mi permise di esaminarla un pò meglio. Era vestita solo di una lunga tunica bianca, appena lacera e ingiallita, che le copriva dalle spalle fino alle ginocchia, lasciando libere braccia e la parte inferiore delle gambe, dal ginocchio in giù. Non sembrava essere in un ottimo stato di salute, visto e considerato che un suo braccio poteva essere afferrato per intero con una sola mano.
Tremai, non appena sollevò di scatto il volto. Quegli occhi sbarrati, privi quasi di vita, incrociavano i miei occhi impauriti. Mi sorrise, ancora: "Potrei avere un bicchiere d'acqua, per favore?" "Certo" le risposi, sempre più titubante. Chi poteva mai essere? Perchè era vestita così? I manicomi non esistono più, al massimo poteva essere scappata da qualche casa di cura. Ma perchè era venuta proprio da me?
Tornai subito dalla cucina, con un bicchiere di acqua naturale, glielo offrii porgendolo con gentilezza, senza fare movimenti bruschi. Lei sollevò le sue piccole braccia in direzione del bicchiere, afferrandolo con tutta la forza che aveva in corpo. La destra strinse la circonferenza del bicchiere, la sinistra faceva da base d'appoggio onde evitare di farlo cadere. Ritrasse dunque le mani, dando un certo senso di insicurezza, portando il bicchiere al petto. Sospirò quindi, tenendo il volto rivolto ancora verso il pavimento, mentre la folta chioma corvina le nascondeva gran parte del viso, lasciando scoperte appena le punte di naso e mento. Avevano un non so che di dolce, così come quell'orecchio che spuntava appena da quei capelli neri, tagliati in modo molto curioso. Ad ogni movimento parevano cambiare forma.
Sollevò quindi il bicchiere, dopo aver posato il bordo sulle sue labbra di un rosa carne abbastanza chiaro, sorseggiando appena quell'acqua che sembrava quasi farle male, ad ogni sorso. Posò quindi il bicchiere ancora mezzo pieno sul tavolino di fronte al divano, per poi sorridermi ancora. Colsi ora la profondità dei suoi occhi, un verde chiaro stranamente intenso, con una venatura gialla e marroncina nell'occhio sinistro. "Ti ringrazio, " disse lei, continuando "la berrò con calma. Ora ti racconterò cosa mi è successo. Perchè non ti siedi vicino a me?" Restai un pò sulle mie, la cosa mi convinceva sempre di meno. Lei continuò. "Ah, e grazie per avermi offerto dell'acqua naturale. Lo so che non preferisci quella frizzante". Le sue parole mi colpirono. Cosa voleva dire?
[continua... ]
Noise made by MakingNoise in giugno 13, 2009 01:20
Affido a coloro che avran la pazienza, nonchè l'ardire, di leggere fino in fondo, il compito, o meglio la possibilità, di giudicare, elaborare e/o mortificare il mio pensiero, che vado qui ad illustrare.
Ritorno a scrivere dopo mesi di inattività, e ammetto che la quantità di impegni, di responsabilità acquisite e soprattutto, ma soprattutto, la mancanza di voglia, hanno influito su questa mia mancanza.
Vado a scrivere questo pensiero con il cuore in mano, anche un pò con lo stomaco, visto e considerato che questa influenza intestinale che mi ha preso pare non volersene andare ancora del tutto.
E' a voi che mi rivolgo, lettori, nel dire che misurerò con cautela ogni parola qui contenuta e descritta, avendo potuto toccare con mano quanti danni può fare un pensiero espresso male.
Spesso e volentieri mi son ritrovato a parlare, o meglio sparlare, con delle persone. Persone alle quali, in un passato forse un pò remoto, ero molto legato, affezionato.
E' difficile utilizzare per quattro persone diverse, me compreso, l'espressione "culo e camicia". Riflettendoci, anche "i quattro dell'Apocalisse" risulta un attimo enfatizzato, esagerato, e probabilmente fuori luogo. Mi riferirò quindi a loro, a voi, come "Amici", e nulla più.
Perchè è proprio di Amicizia, quella con la A maiuscola, che andrò a parlare.
L'uomo, inteso come essere vivente, come categoria animale, non vegetale, tende ad essere un animale non socievole.
Fin dalla tenera età, egli seleziona le sue amicizie in base a chi ha il giocattolo più bello, la casa più grande, il giardino dove poter giocare a calcetto, o la mamma che fa le migliori merendine. E' così.
Il bambino tende a mantenere l'amicizia con altri bambini che risultano a lui graditi, talvolta utili.
E' sempre stato comodo avere, alle elementari, l'amichetto del cuore, il compagno di banco, colui a cui riferirti per chiedere i compiti nel caso fossi mancato a scuola, colui al quale potevi tenere la mano per uscire ordinatamente dalla classe, dalla scuola, l'amichetto che ti difendeva sempre quando gli altri compagni di classe, i non amici, ti rubavano il portapastelli per farti piangere, credendo di risultare simpatici agli occhi degli altri.
Col passare degli anni, sempre in età da scuole elementari, è proprio quell'amico, o quella ristretta cerchia di amici, che fa nascere in te diversi interessi, sempre nell'ambito ludico.
I power rangers, i biker mices, le tartarughe ninja, i primi scambi di figurine del calcio, delle quali magari non ti fregava nemmeno.
E poi si sa, da cosa nasce cosa. Magari ti scegli il compagno di banco, altre volte ti viene affibbiato quello che proprio non puoi vedere, altre volte addirittura, per "migliorare" il rapporto tra bambini si optava per i banchi misti, composti da un maschio ed una femmina. Non so com'è andata a finire a voi, ma la mia compagna di banco è diventata dapprima una buona amica, poi una buona guida, una buona amica con cui andare in spiaggia insieme ai genitori, quindi una fidanzatina, se così si può definire.
Nasce poi il concetto di amicizia dozzinale. Ti senti costretto, contro la tua volontà, ad invitare alla tua festa di compleanno tutti coloro che, per uno scherzo del destino, o per semplice casualità, sono tuoi compagni di classe. Persone per le quali non hai mai nutrito grande affetto, simpatia, e stima, per quanto un bambino di 7-8 anni possa solo considerare lontanamente l'idea del significato di "stima".
"Più si è, meglio è". Già in tenera età si veniva snaturati, si tendeva inconsciamente, e per forza di cose, ad essere circondati da coetanei urlanti, in lacrime perchè sbattuti fuori a spallate nel gioco della sedia, o perchè magari alla festa di carnevale organizzata da te (o meglio da tua madre) c'era qualcuno col suo stesso costume, ma fatto mille volte meglio.
In quella età non si ha, ovviamente, piena coscienza del concetto di "Amicizia", che forse non si acquisirà mai completamente del tutto. Ma è in quella età che si realizzano alcune cose fondamentali:
- la solitudine è sinonimo di noia, quando non voluta
- essere gelosi di un amico non vuole dire necessariamente che ci tieni a lui, vuol dire spesso che ti secca che lui abbia preferito andare a giocare a casa di Tizio invece che a casa tua
- amicizia è anche confronto, ci sta bene anche se violento quando ci vuole
Risultato della riflessione sull'amicizia in tenera età? E' amicizia di interesse.
Per carità, non si travisi il significato delle mie parole. Non è interesse voluto. E' interesse condizionato. E' nella natura umana, finchè non si realizza il concetto puro, complicato eppur così semplice di Amicizia.
Certo, c'è anche chi riesce a realizzarlo fin dalla tenera età, dove ogni abbraccio ha un suo significato. Ma a mente fredda, con la mia solita razionalità latente, son riuscito a realizzare che è un concetto ancora relativamente estraneo per me.
Il progetto c'è, anche se c'ho rovesciato su del caffè.
Le basi son gettate, ma vanno rivedute, per verificarne la stabilità antisismica.
Le fondamenta sono apposto, sperando che il cemento non sia cavo.
Insomma, vanno ancora fatte delle correzioni, una finalizzata... ed ecco il gran pasticcio.
Tornando al discorso di cui sopra, l'Amicizia è un concetto che si può realizzare solo con l'esperienza, e anche i primi approcci all'amicizia dozzinale possono essere d'aiuto. Insomma, ci sono individui che fin quando non vanno a sbattere con la faccia contro il muro, spaccandosi incisivi e naso, non imparano che non bisogna correre troppo con il triciclo o la bicicletta. Così è in amicizia, fin quando non vieni tradito, non impari a tradire.
Il dilemma è: chi è stato il primo a tradire? E chi lo sa. E' un pò come se ci chiedessimo se è nato prima l'uovo o la gallina. Insomma, una domanda che l'umanità poteva anche risparmiarsi di fare. Altrimenti dovremmo iniziare a chiederci anche chi è stato il primo intelligentone a mangiare qualcosa uscito dal culo di una gallina, o a bere per primo qualcosa che veniva dalle mammelle di una mucca.
Ma andrò avanti, mi sono già soffermato troppo su queste amenità.
E' dunque necessario imparare a tradire, in'amicizia?
Il problema non nasce nella ricerca della necessità del tradimento, quanto più nell'impossibilità di evitare di farlo.
Talvolta risulta vergognosamente spontaneo farlo, per un motivo o per un altro, ma sempre e comunque per interesse.
Capita di trovarsi a "rubare" la "fidanzata" di un amico.
Capita di trovarsi a giustificare l'ex fidanzata di un amico, per le più svariate ragioni.
Capita, per allontanarsi dal discorso "donne", di mandare a fanculo un amico per la più immane delle cazzate, nel caso di una situazione analizzata obiettivamente. Ma che, soggettivamente, ti fa rodere il culo più di un koala aggrappato ai maroni con le unghiette.
E mi possano cadere gli attributi se mi venisse mai in mente di dire "in Amicizia l'importante è perdonarsi".
Mi rubi la ragazza? Vaffanculo
Giustifichi la mia ex perchè mi ha lasciato per un altro? Ma vaffanculo.
Mi mandi a fanculo? Oh. Vaffanculo.
L'importante è continuare. Continuare a farsi del male, ad offendersi, a darsi pugni e contro pugni.
E non si tratta di perdonare. Si tratta di passarci sopra, con uno schiacciasassi.
Non si tratta di metterci una pietra sopra, si tratta di costruirci su un palazzo. Una reggia.
Un amico, spero scherzosamente, mi ha detto "Non considero amici coloro che non me l'hanno ancora messo a culo. Tuttalpiù conoscenti".
Metaforicamente il senso è abbastanza chiaro. Quello letterale lo lasciamo a coloro che hanno gusti diversi da quelli del sottoscritto, sono considerazioni che non mi ispirano per niente.
Più si va avanti con l'età, più le considerazioni sull'Amicizia diventano numerose, lunghe e spesso e volentieri incomprensibili, alle orecchie degli altri e anche delle proprie.
Ma, pensandoci.. cosa succede quando invece si cresce, si cambia, gli interessi cambiano, la sessualità emerge e non si va più d'accordo con chi prima aveva il giocattolo più bello?
Si cambia. Per forza. Si matura, per così dire.
Si è alle medie, o ai primi anni della scuola superiore.
Vai per la prima volta in vacanza in un posto finora sconosciuto, dove non puoi portare nessun amico, perchè nessuno merita di essere considerato tale.
E nel giro di una settimana.. ti ritrovi a stare con un gruppo di 20 persone, dalle 8 del mattino alle 4 di notte, se proprio si ha bisogno di dormire. Se tra le 20 persone non ce n'è una che non passa con te anche quelle rimanenti 4 ore.
Sono queste le meraviglie dell'essere umano. Capace di interrelazionarsi con dei perfetti sconosciuti, ed essere più propensi a confidarsi con loro piuttosto che con una persona che conosci dalle elementari.
E' ovvio però che, come in tutte le amicizie dozzinali, ci può anche essere del buono. E alcune di quelle amicizie dozzinali finiscono poi per spiccare.
Sono Amicizie che si traducono in un rapporto sociale continuato, non propriamente giorno per giorno, ma poco ci manca.
E che dire di quelle amicizie che nascono nei viaggi Distruzione (non è un errore di battitura, l'apostrofo è stato omesso con cognizione di causa)?
Diciamocela tutta... E' forse la cosa migliore che la scuola italiana possa offrire.
Amicizie nate grazie ad una non concordanza sui generi musicali da ascoltare.
Amicizie evolutesi, grazie alla non concordanza imperterrita sui generi musicali da ascoltare, ma sulla concordanza di generi musicali da ascoltare in determinate situazioni.
E ancora, Amicizie nate grazie ad Internet, a chat mascherate da giochi di ruolo virtuali, dove interpretare un personaggio era solo un pretesto per sfogare la propria violenza espressiva ed il proprio egocentrismo.
E ancora qui ritorniamo sul discorso di amicizia dozzinale. Per carità, alcune di quelle persone possono ancora godere della possibilità di essere ricordate per gli auguri di Natale e similari, ma poche mi danno il privilegio di farmi essere loro amico.
Esistono quindi livelli di Amicizia? Cioè, una classificazione di ogni individuo, che può essere più o meno amico di qualcun'altro? Alla lunga si.
Questa riflessione non vuole togliere niente a nessuno, ma dare a coloro i quali sono stati per anni i miei compagni di bevute, di riflessioni, di svaghi non propriamente legali e in alcuni casi di viaggi, vacanze e quant'altro, l'idea che mi son fatto dell'Amicizia, di recente.
Tutto questo è il risultato di una riflessione che è partita in me qualche tempo fa, con la partenza di uno dei quattro caballeros verso le lande desolate del nord, chi sa può capire.
Chiunque abbia un gruppo di amici sa bene quanto conta la presenza assidua e costante di tutti i suoi elementi, senza i quali ogni equilibrio viene a spezzarsi, contorcersi per poi implodere in un misto di sangue, vomito e interiora deteriorate (scusate la crudezza delle immagini, spero renda l'idea dello schifo che mi sento dentro ora come ora).
Non basterebbe un libro, una trilogia o una serie di libri a descrivere cosa, un gruppo di quattro emeriti stronzi, ha potuto creare, vivere, condividere, elucubrare ed elaborare in anni e anni di pura Amicizia.
Scazzi, disavventure, rancori, i "crepa". Le nottate alcoliche, i giorni in cui i cervelli si sono presi un giorno sabbatico, notti in cui "gabbiani" e "funghi" erano due parole che avevano un senso del tutto estraneo alle circostanze.
L'acceleratore che non sembrava mai troppo leggero, quando in tangenziale non c'era ancora il limite di 80 km/h. Gli abitanti del Vomero che ricordano ancora terrorizzati canzoni come Chop Suey, Toxicity o In un giorno di pioggia, il pavimento del Morrigan che ha ancora segni di bruciature dopo gli esperimenti di qualcuno con un accendino.
Un divano che oramai non c'è più, devastato dagli Sting splash di alcuni elementi, doghe di un divano relativamente nuove che hanno oramai un lontano ricordo di quelle mazzate.
E ancora, le nottate in spiaggia, sulle giostre, sotto la tenda del camper di Yuri.
Le cagate dette per le strade di Montecatini, o tra la Croazia e la Slovenia.
Il freddo raggelante delle strade di Milano, tempestate dalla pioggia battente, dopo un concerto.
"Oh Rabbia!"
"Crepa!"
"Stronzo!"
Così come un cieco che sogna immagini che mai ha veduto e mai vedrà, io sogno di poterci rivedere tutti, di nuovo insieme, attorno ad un tavolo a bere dell'ottima Red.
Così come un sordo che sogna musiche che mai ha sentito, e mai sentirà, io sogno di poter cantare di nuovo dei "classici" a squarciagola, nella mia Punto, mezzi brilli e sparati alla modesta velocità di 80 km/h, in tangenziale.
Così come un folle può sognare, sogno anche io.
Sto impazzendo, sto letteralmente impazzendo, ragazzi.
Non vi chiedo di perdonarmi, non vi chiedo di giustificarmi, non vi chiedo di amarmi.
Vi chiedo di parlarne. Tutti insieme.
Lo chiedo a te, Marco. Ti ho rivolto parole pesanti, forse travisate, male interpretate, o forse semplicemente mal poste da parte mia.
Lo chiedo a te, Danilo. Abbiamo provato a parlarne, ma parlarne tutti insieme è tutta un'altra cosa.
Lo chiedo a te, Massimo, non ce la faccio a vederci così.
Mi sono aperto, squarciato. Ora chiedo a voi un piccolo sforzo, un accenno di accondiscendenza, diamoci la possibilità di recuperare qualcosa che è stato grande, e potrebbe ancora esserlo.
Dovevamo fare grandi cose insieme. Bologna, e poi chissà. Non ci è andata bene. Non è la nostra strada.
Bene, ognuno per la propria strada, ormai siamo grandi, adulti e vaccinati.
Ma niente ci vieta di essere ancora Amici.
p.s. ho utilizzato il blog per molteplici ragioni, non me ne abbiate.
Noise made by MakingNoise in aprile 28, 2009 19:29
Ben ritrovato, blog. Già, ormai ti ignoro da un bel pò, sarà passato più di un mese dall'ultimo post.
Ti ho abbandonato, un pò per mancanza di tempo, un pò per mancanza di voglia di scrivere, ma ti assicuro che gli argomenti e le motivazioni per poter scrivere qui non sono assolutamente mancate.
Fallito il primo progetto, quello di entrare a far parte di un progetto di Servizio Civile presso la Uiciechi, associazione che si cura dell'assistenza alle persone ipovedenti e non vedenti, si sono spalancate altre porte.
In primis il cambio di Università, l'ultimo tentativo per ottenere questa Laurea che, chissà, forse avrà un seguito. Il ritorno alla tradizione, a quei numeri e quelle formule che in tempi remoti, parlo del Liceo, mi risultavano abbastanza comprensibili.
A volte tornare sui propri passi non fa male, ma bisogna raccoglierne i frutti. Con gli esami di gennaio capirò se finalmente ho trovato la mia strada, o se è l'ennesimo fallimento di questo piccolo uomo.
Ma nel frattempo le acque si son mosse. Poco prima di partire per Milano, dopo aver realizzato che del servizio civile non se ne faceva nulla, ho ben pensato di darmi da fare nel cercare un altro lavoro, uno qualsiasi, che mi permettesse di non gravare oltremodo sulle spalle di mia madre.
Ho fatto diversi colloqui, quasi tutti presso dei call center. Certo, è l'unico lavoro che si trova a Napoli, ma il rapporto tempo perso/guadagno è simile a quello di uno schiavo di colore nelle piantagioni di cotone, con l'unica differenza che le vesciche sulle mani non sono prodotte dal contatto fisso con delle ruvide piante, ma con una cornetta di un telefono.
Tuttavia, sono forse stato premiato per la prima volta per la mia ostinatezza, il mio orgoglio e la mia insistenza. Da una settimana a questa parte sto lavorando per un'agenzia di consulenza che ha in seno diversi progetti aperti, io sono a capo di uno di questi. Certo, il tipo di lavoro per ora non è molto differente da quello di un qualsiasi call center che tutti odiamo, sia stando dalla parte del cliente sia da parte dell'offerente. Ma, una volta entrati nel meccanismo, si percepisce bene l'abissale differenza.
In primis non ho a che fare con i privati, e quindi con quei capo famiglia o con quelle casalinghe che rispondono alle telefonate mattutine vomitando la loro rabbia e il loro odio verso il mondo contro questi poveri ragazzi che, alla ricerca di un lavoro che gli permetta di sopravvivere, devono accontentarsi di un lavoro sottopagato e logorante.
Il mio target sono aziende quali agenzie di viaggio, assicurazioni, farmacie e studi medici, e a breve in qualità di referente e responsabile del progetto avrò un gruppo di ragazzi da gestire, da tutorare e si, consolare.
Non lavoro in una piccola stanza grigia brulicante di ragazzi e ragazze con le loro cuffiette in testa per 4-5 ore al giorno, caotiche conversazioni e pianti disperati. Lavoro in ufficio, con la mia scrivania, il mio pc, il mio telefono e tre splendide colleghe, di cui una referente per un progetto diverso dal mio, le altre due sono le responsabili di sede.
L'ufficio si trova nelle vicinanze di Piazza dei Martiri, a pochi metri dalla Riviera di Chiaia.. Che in questo periodo è il posto più bello di Napoli, con le sue luci di festa e la sua atmosfera un pò d'elite, con gente sorridente, bella gente. E' un posto molto ben illuminato, e si sente anche il mare se è un pò agitato. Per non parlare del panorama, che è sicuramente dei migliori.
Certo, le mie giornate ormai si dividono tra lavoro, studio e coma profondo.. fatta eccezione per quelle rare occasioni in cui mi va di uscire, un pò per mancanza di pecunia in questo periodo, un pò per mancanza di voglia.
Le cose iniziano ad equilibrarsi, e me ne sto accorgendo lentamente.
Siamo a Natale, è vero. E' un periodo strano, che sto apprezzando ora per le poche ferie concesse a coloro che lavorano. E vorrei fossero spensierate, ma non lo sono, un pò per nefasti eventi che han colpito la mia famiglia in questo strano 2008, un pò per l'ineffabile attesa e ansia che mi prende, pensando a Gennaio.
Si, perchè a Gennaio finalmente si faranno i conti con l'oste. Contratto, primo stipendio, rientro di soldi abbastanza importante, esami.. Tutto nella settimana finale di Gennaio. Si tratta solo di resistere.
In questi giorni mi son chiesto se è questa la vita. Lavorare, studiare, sognare.. e basta?
Questa visione cinica della vita, del resto, un pò aiuta a vivere ogni giornata al massimo delle possibilità, anche se le ore libere a disposizione si riducono a sprazzi di giornata in cui la stanchezza regna sovrana.
E' da un pò che non provavo queste sensazioni. Studiare con piacere, lavorare con piacere.. uscire con piacere. Insomma, vivere, non perchè c'è imposto, ma perchè c'è stato regalato. E non mi interessa da chi, o da cosa. Se da un'entità superiore o da una reazione chimica casuale generata in un brodo definito primordiale, che può anche essere stata l'evacuazione di un altro essere vivente.
E' inutile sognare, se non si costruiscono i propri sogni. E' inutile versare lacrime, se non si hanno ragioni materiali per farlo. E' inutile sperare in un futuro migliore, se non si contribuisce a migliorarlo. E' inutile prendersela con chi, anche se in malo modo, cerca di farti capire come si campa, e non perchè vuole importi il suo modo di vedere le cose, ma perchè ha passato una vita d'inferno, sa che il mondo non ti regala nulla, e se vuoi qualcosa devi conquistartela, a costo di metterti in discussione per il resto della tua vita.
E non parlo delle cose materiali, non sto facendo tutto ciò per avere soldi per spararmi le pose con una moto figa, un auto nuova, l'iphone, la playstation 3 e quant'altro.
Lo sto facendo perchè mi fa sentire bene. Stanco, ma soddisfatto. Degno di appartenere a questo mondo, anche se il mondo non si merita tutte queste attenzioni.
La mia casa è stata invasa ieri da parenti. I miei due nonni materni, più i miei due cugini di 9 e 8 anni, che son rimasti a dormire da me poichè la loro nonna, che doveva ospitarli, non s'è sentita bene.
Ci sono state diverse occasioni in cui avrei dovuto prenderli e lanciarli fuori dalla finestra, tipo quando mi han fatto cadere le tre chitarre e il basso per terra.. fortunatamente non s'è rotto nulla, s'è solo scheggiata un pò la chitarra più vecchia che avevo.
Eppure non mi sono arrabbiato. Non gli ho urlato addosso, non ho litigato con mia madre.
Sono stato sfrattato sul divano del salone, per cedere loro la mia stanza e ai miei nonni il letto in cui dorme mia madre.. ma ho dormito bene. Perchè ero stanco. Stanco, ma soddisfatto.
Credo si tratti del primo Natale, da qui a 4-5 anni, che so che passerò serenamente. In attesa di Gennaio.. di rivedere lei..
p.s. se non dovessi scrivere nuovamente, auguro a tutti coloro che ancora leggono questo blog, seppur aggiornato sporadicamente, Buon Natale ^_^
p.p.s. ieri sera mi è partita una riflessione sull'amore, non so cosa è stato a scatenarla. Mi pare di ricordare di aver sentito, o in una canzone o in televisione, una frase che parlava di "amore che partiva dalle ossa". Stamattina volevo fare un fotomontaggio con due mani scheletriche, incrociate come quelle di una coppia che passeggia per le strade di una città (...), invece mi son ritrovato tra le mani questa immagine, che qualcuno potrà concepire come un pò macabra.. eppure, secondo me, è di un romantico senza confini. Appartiene ad una coppia vissuta nel Neolitico, rinvenuta a Valdaro, vicino Mantova.
Noise made by MakingNoise in dicembre 24, 2008 12:39
Dio santo, questo post l'ho immaginato per un paio di secondi, già me lo vedo... lungo, enorme, logorante e logorroico. Cercherò di essere sintetico, per quanto si possa essere sintetici nel riassumere certe emozioni.
Innanzitutto, è giusto che mi faccia una sigaretta prima di continuare, così potrò scandire il tempo, riordinare i pensieri, e anche farmi del male, perchè ogni tanto tutti ne sentiamo il bisogno.
Ecco, accesa. Dunque, partiamo dal principio.
Ore 10:24 del 17 novembre 2008, Stazione Centrale di Napoli. Sul binario 16 treno IC in partenza, destinazione Milano Centrale. 8 ore e mezza di viaggio, contro le 6 e un quarto di un Eurostar.. ma sinceramente, meno soldi diamo a trenitalia, meglio stiamo.
Il viaggio procede tranquillo, tra la compagnia del fedele compagno di viaggi nonchè grande amico Rallotà, altresì detto Tarallo, o meglio Massimo.. Tre, se non quattro telefonate per altri colloqui di lavoro (sempre per la solita mancanza di fondi monetari n.d.r.), il fedele i-pod che si è scaricato appena tornato in quel di Napoli e un libro, gentilmente concesso sempre dal suddetto great rallotà Massimo e madre e figlia sedute affianco a noi che mi hanno preso per il culo mentre parlavo al cellulare... va beh, l'inconveniente di viaggiare con le signore, come al solito.
Arrivati in stazione siamo stati accolti dal gentile Paolo, che prima della partenza mi disse: "Stai tranquillo, mi riconoscerai". Quando mi dicono queste cose, io già mi immagino la persona vestita in modo eccentrico... non so, conoscendo Paolo me lo immaginavo vestito da Drag Queen... e invece no. Peggio.
Era lì, al binario 15, con un cartello con su scritto "GINO", che se non sbaglio era scritto in nero, con i contorni... rosa... va beh, è stato molto gentile e disponibile, quindi direi che gliela faccio passare stavolta..
Ad ogni modo, comunque, una volta usciti dalla stazione Paolo ci ha accompagnati all'Ostello Piero Rotta, in via Salmoiraghi.. devo essere sincero, in molti me ne avevano parlato male, ma a mio avviso offre molto più di ogni altro ostello che io abbia mai visto, è pulito, ordinato, ha delle regole rigide, necessarie quando si devono accogliere oltre 350 persone di entrambi i sessi.
Una volta giunti in ostello abbiamo posato le nostre cose, saranno state circa le 20.. quindi, dopo una rinfrescata veloce, ce ne siamo andati a mangiare in un piccolo pub poco distante da lì, il tempo di un panino, una guinness e uno scambio di chiacchiere col proprietario riguardo l'Isola dei Famosi e "le persone che vanno a rubare il pane", per poi tornare verso l'ostello stanchi morti verso le 22.
Tempo una sigaretta, una discussione filosofica sulla temperatura poco mite di Milano e l'impossibilità di guardare le stelle in quella città, poi via verso i nostri adorati letti.
Ore 8:30, 18 novembre 2008, -11 ore al concerto. La giornata è partita abbastanza bene, i letti non erano malaccio, le docce erano calde al punto giusto e i bagni puliti. Alle 10 dovevamo lasciare l'ostello, per permettere all'impresa di pulizie di... pulire, ovviamente. Sistemate le nostre cose negli armadietti, ci siamo avviati verso il Duomo, ritrovo per i giovani che contano... e sanno anche scrivere, qualche volta. Lì ci siamo ritrovati Marco, donna e amico (Marica e Thomas, se non vado errato), i primi due provenienti da Roma, giunti a Milano col notturno, Thomas, da quel che ho capito, milanese anche lui.
5 minuti per riconoscerci, una serie di sguardi torvi e incazzati come a dire "Ma dove cazzo stanno.. ma sono loro quelli? E se non sono loro? Che figura di merda.." e così via. Poco dopo, tempo di chiacchierare ancora riguardo Milano e la "poca fantasia" dei milanesi, ecco Paolo che ci raggiunge dopo ore di lezioni scazzanti universitarie, con la faccia del tipico milanese con la luna storta... praticamente evento che si verifica ogni giorno.
Lentamente ci siamo avviati prima verso un bar, dove poter fare colazione con brioche e cappuccino, quindi verso il castello Sforzesco, verso Parco Sempione, per fare quattro passi. Si insomma, non è che potevamo star lì imbambolati a prender freddo, la temperatura era abbastanza bassa. Dopo aver girovagato un pò, alla ricerca anche di una fontana a cui abbeverarci, e dopo aver incontrato anche un discendente dei Troll (un tizio con barbone, maglia da lavoro che sfumava, dall'alto, dal beige fino al verde vomito), ci siamo avviati quindi verso via Torino, una strada che a quanto pare è piena di negozi. Arrivati lì ci siamo poi rifiugiati nella FNAC a 5 piani (lo sottolineo, visto che qui a Napoli ne ha solo 2), e dopo aver goduto del calduccio per un pò, ci siamo avviati di nuovo in Duomo, dove avremmo incontrato Alice.
Il tempo di un paio di incomprensioni (noi in Duomo, lei avviatasi verso via Torino), ci siamo incontrati di fianco alle camionette dell'esercito che erano lì (quindi almeno come punto di riferimento possono servire). Fatte le dovute presentazioni, ci siamo mossi da lì e siamo entrati nel Burger King in piazzia, per mangiare qualcosina. Dopo aver mandato Paolo in missione a recuperare un tavolo, e aver fatto una buona mezz'ora di fila, ci siamo accomodati e abbiamo strafog... ci siamo rifocillati.
"Sarà stato il freddo, o la mancanza di un altro tipo di calore ma... quel contatto mi ha fatto proprio bene, probabilmente sorridevo come un imbecille e qualcuno se n'è accorto".
Una volta usciti Marco e Marica si sono avviati in stazione, per fare il biglietto per il ritorno a Roma (ancora col treno notturno, infatti hanno lasciato il concerto prima della sua fine). Siamo rimasti quindi io, Massimo, Paolo e Alice. Dopo aver vagato un altro pò, alla ricerca di qualche negozietto carino, come quello che stampa le scene dei film sulle magliette, o ancora, un negozio dove vendevano chincaglieria di ogni tipo, dall'anello con i teschi ai vestiti da Gothic Lolita, e dopo aver fatto un giretto nella zona in cui si riuniscono dark, emo e quant'altro.. ci siam rifugiati in un bar, dove ce la siamo presi con molta calma. Cappuccini, caffè, scambio di bracciali e lezioni basilari sui giochetti da fare per bere e strafarsi (e bravo Paolo... drogato!).
Dal gioco di Re, Boia, Schiavo, fino alle simpatiche cose da fare a qualcuno che ha davanti a sè una pinta di birra piena fino all'orlo..
"Insomma, lì dentro non faceva poi così tanto freddo, ma la mia gamba destra ancora ringrazia per quell'abbraccio... la caviglia un pò meno, si è presa un piccolo calcio.. ma insomma, non si può volere tutto dalla vita no?"
"E' normale per chi prova la prima volta a rollare una sigaretta... e poi cazzarola, spiegarlo ad una mancina è un'impresa improbabile!"
Pagato il conto, siamo quindi tornati verso il Duomo, quando ormai mancava poco all'ora Slipknot.
Alle richieste di Massimo e Paolo di fermarci un pò (gran brutta cosa la vecchiaia), ci siamo rifugiati in una piazzetta davanti ad un palazzo... totalmente nero... capisco lo smog, ma caaaaaazzo...
Lì ci siamo seduti per un pò, a quel punto ho tirato fuori l'i-pod e io ed Alice ci siamo un pò isolati, giustamente, ascoltando una playlist che avevo sfornato la sera prima di partire, tra le 2 e le 3 di notte.
"Spero non sia stata colpa mia se ti sei fatta male... è vero, ho un certo peso, ma non credo di essere capace di far male ad una persona solo con il tocco del gomito.. va beh dai, 1-1 e palla al centro insomma!"
Verso le 17:30 Massimo esprime il desiderio di poter tornare in ostello... come dargli torto. Io però avevo bisogno di stare un altro pò con lei, quella volta all'anno che ci vediamo, insomma... mi si può pure concedere qualche minuto in più, anche qualche secondo.
Dopo 5 minuti di altro cazzeggio, Paolo e Massimo si son avviati di nuovo verso l'ostello, chi a rifocillarsi chi a riposarsi, lavarsi, o che altro. Mentre io e Alice siam rimasti in quella piazza, per un'altra mezz'oretta... o forse meno. Ma che importa.
Abbiamo ascoltato canzoni che non abbiamo mai ascoltato proprio "insieme", ma che comunque in qualche modo ci legano. Ci fanno sorridere. Ci fanno piangere. Ci legano, ci dividono. Ci meravigliano, e ci ricordano di altri tempi. Tempi che non torneranno, sostituiti da tempi peggiori, o migliori. Chi può dirlo.
So solo che, mezz'ora, un quarto d'ora, o 5 minuti che sian stati, sono stati forse i più intensi di questo viaggio. Lo so, ora qualche fan degli Slipknot dirà "ma che cazzo dici, tu ci sei stato al concerto, si?".
Beh, posso dire che, comunque, ci sono vari tipi di emozioni, con i loro relativi livelli di intensità.
Mi è bastato starle vicino, sapere che è più reale di quanto si possa immaginare, scrutare i suoi occhi per poi abbassare lo sguardo intimidito, più e più volte. Poter respirare il suo profumo, sentire amplificato mille e più volte più forte quel che ci lega da tempo. Tastare il suo calore, sentire la sua musica. Godere della sua compagnia.
Stavo riguardando le foto che ci siamo fatti... haha, che faccia da pirla che ho.. va beh, per fortuna che c'era lei a dare un certo tono a quelle foto, a renderle credibili e soprattutto non troppo horror, per la mia presenza.
Il tempo è volato, è quasi scontato dirlo.. e poi quelle domande che mi hai fatto.. si insomma, me le aspettavo... ma dette così, all'improvviso, senza darmi il tempo di riflettere... mi hanno alquanto scombussolato.
"Sai, ho odiato quel drum che ti sei fatta al bar. Ogni tanto si spegneva, e tu dovevi riprendere l'accendino dalla borsa... lasciandomi la mano. Ma da un lato... è stato come reincontrarci, tante volte in un breve lasso di tempo."
Giunta l'ora, intorno alle 18, ci siamo diretti nuovamente verso il Duomo, ognuno per la sua strada. Non è stato un abbraccio molto lungo, ma è stato qualcosa di intenso. Molto. E sarebbe stato inutile versare delle lacrime. Non stavamo mica partendo per la guerra, eh? (io forse si, vista la situazione che ho ritrovato qui a Napoli).
"Ogni canzone nell'i-pod ha un significato preciso? E come mai non c'è Killing Me, Killing You?" "Io te l'avevo detto che la lista era incompleta... e poi quella canzone appartiene al passato, non al presente. Ora guardiamo al futuro."
Ci pensavo, ieri. E' strano come si possa amare ed odiare qualcosa allo stesso momento. Per dire.. La Metro. Prima mi ha portato da lei, poi ci ha separati. Stessa cosa per il treno. 8 ore e mezza di andata son state un nulla, rispetto ai mesi che ho dovuto aspettare. 9 ore di ritorno invece, sono stati lunghe, infinite...
Ma sono contento che alla fine ci siam salutati con dei sorrisi, le lacrime per certe cose sono inutili e superflue. E le promesse? Ci son state.. ma questa è un'altra storia.
Sorrido, ora. Pensando che questo post è già abbastanza lungo, e devo ancora parlare del concerto e della successiva Odissea nello Strazio del ritorno. Ma beh, ho tempo da perdere ora.
Tornato in quel di Via Salmoiraghi, con un ritardo di circa 10 minuti sulla tabella di marcia, mi son dato una rinfrescata, ho recuperato Massimo e ritrovato Paolo, quindi ci siamo avviati a piedi verso il Palasharp (15 minuti al massimo, per fortuna).
Dopo una breve fila per l'ingresso, dopo aver superato i controlli della Polizia, che puntualmente ad ogni concerto mi perquisisce (non questa volta), siamo andati verso il guardaroba a posare i giubbini... peccato che i guardaroba fossero saturi, quindi ne hanno allestito uno esterno, con 3 persone a gestire circa 1000 giubbini/zaini... va beh, la solita disorganizzazione.
Nel frattempo dall'interno già provenivano i primi schiamazzi dei Children of Bodom, che insieme ai Machine Head hanno fatto da spalla agli Slipknot.
A testimoniare il mio poco interesse per questi due gruppi il fatto che abbia fatto solo un video di Children of Bodom, cancellando successivamente foto e video fatti sia a loro che ai Machine Head per lasciar posto agli Slipknot.
L'unica utilità che ho trovato nell'esibizione dei due gruppi è stata quella di poterci avvicinare con calma verso il palco, per poi stabilirci più o meno ad una decina di metri dallo stesso, per poi essere spinti durante il concerto praticamente nelle prime 10 file.
Dopo un paio di ore di strazio dei gruppi spalla, finalmente le 21:30 passate. Poco prima dell'inizio del concerto degli Slipknot, ecco apparire sulle spalle di un ragazzo una ragazza rossa, in reggiseno. E al grido di "faccela vedà, faccela toccà", lei ci ha gentilmente concesso uno spettacolo, gratis, di seni metal al vento... peccato che non abbia colto l'attimo fuggente, niente foto nè video. Sarà per la prossima.
Ma ecco che inizia il concerto... Intro con il sipario ancora chiuso, buio totale.. e subito via col pogo selvaggio, non appena partono con Surfacing! In un modo o nell'altro io, Paolo e Massimo siamo riusciti a rimanere vicini.. anche se io ero intenzionato a seguire quella donzella con le treccine che, Dio solo lo sa... quanto-era-bona! Oddio, sembrava una di quelle mangiatrici di... orecchie altrui, però ne sapeva veramente tante.
Ad ogni modo, il concerto è andato avanti tra un'ondata di pogo e urla strazianti, salti e ancora pogo. Abbiamo visto volar di tutto, dalle bottiglie alle magliette, dai reggiseni alle scarpe (una delle quali ha anche preso Massimo in fronte, dopo tre rimbalzi.. Ha tirato una bestemmia che ha coperto Corey, grande Max!) Lo ammetto, non conoscevo a memoria tutti i testi delle loro canzoni, ma su canzoni come Psyhcosocial, Dead Memories, The Heretic Anthem, People=Shit, Before I Forget, Duality e qualcun'altra... ho dato il meglio di me. Ho urlato con tutta la forza, i polmoni si son ridotti a delle minuscole noccioline, per tutta l'aria che ho tirato fuori.
E' stata un'occasione per sfogarmi, per urlare il mio enorme disprezzo per certe cose che, in un modo o nell'altro, non vanno mai per il verso giusto. Ho urlato la mia rabbia, il mio odio, ma anche il mio amore per la musica e per il genere. Ho apprezzato quell'odore di sudore, quelle spinte che ancora adesso mi han lasciato un ricordo, tra un alluce con livido e le braccia praticamente doloranti. Ho adorato il mal di gola, e ancora lo sto adorando. Adoro il dolore che mi viene dal petto quando respiro, per gli sforzi che ho fatto per urlare. Ho ancora il respiro spezzato, e mi vengono i brividi solo a pensare ai momenti clou di Spit it Out Jump da fuck up, al ritornello di Duality urlato con violenza. Mi vengono le lacrime agli occhi nel rivedere foto e video, anche quelli messi da altri fans su youtube. E mi sale un immenso magone. Una grossa malinconia. Ma mi viene anche da sorridere, perchè sono contento di aver fatto anche questa esperienza.
Se mi son fatto bene i conti, questo è il quarto concerto metalloso che vado a seguire in terra "straniera". Siamo solo all'inizio, e non ho ancora deciso quale sarà il prossimo. Il 2009 me lo dirà. Nel frattempo sono qui, a rimuginare e ricordare, malinconicamente, quel dannato, stupendo 18 novembre.
Per quanto riguarda l'Odissera nello Strazio, sarò sintetico.
Subito dopo il concerto, una volta recuperati i giubbini in mezzo al pogo part.2 della fila per il guardaroba, ci siamo avviati verso Lampugnano, alla ricerca di una panchina su cui recuperare le forze, tra un sorso d'acqua e un tiro di sigaretta a polmoni aperti. Marco e Marica, come detto prima, hanno lasciato in anticipo il concerto per poter prendere il treno delle 23:30 per Roma, mentre io Max e Paolo siam rimasto stoici, nelle prime file, fino alla fine. E quindi, da tre poveri bonzi sfatti, ci siam svaccati su quella panchina con almeno 5 gradi di temperatura, alla ricerca di un pò di riposo. Tra una telefonata e l'altra, deo gratiam per il mio cellulare scarico.. siamo riusciti poi a ritornare in ostello. Lì abbiamo salutato Paolo, col quale abbiamo fatto anche una grande foto che mostra tutta la nostra sfattanza, quindi siamo entrati dentro e ci siam diretti verso le nostre camere.
Piccola parentesi, per dire quanto è piccolo il mondo. Mentre ritiravamo le chiavi della camera, ho visto passare un personaggio dalla faccia conosciuta... mmmh.. Giulio!
Caaaaazzo, abitiamo nella stessa città e non riusciamo mai a beccarci, vedi tu dove dobbiamo andare a incontrarci? A Milano, venuto anche lui per il concerto degli Slipknot, tra 9000 persone venute e 350 che dormivano in quell'ostello! Ci ha invitati a fumare una sigaretta fuori con lui e amici, ma noi eravamo devastati e puzzolenti alla stregua della morte... quindi siamo andati a farci una doccia, lasciando loro una vana speranza di vederci dopo a fumare... ma chi!
Recuperate le forze minime per non svenire nella doccia, io mi son appostato per un pò nel corridoio vicino la presa della corrente per ricaricare un pò il cellulare e mandare qualche sms, Massimo si è docciato e poi si è ritirato in stanza.
Con quel poco di forze che mi son rimaste dopo una bella doccia calda ho sistemato la valigia, il letto e quindi... finalmente, nanna.
Penso di essermi svegliato, in 7 ore di sonno, almeno 10 volte. Un pò per il dolore fisico, un pò per quello mentale, la mattina dopo mi son alzato incazzato come se avessi avuto un koala aggrappato ai maroni. Tuttavia, cacciato via il koala, ci siam preparati e ci siamo avviati in stazione, per tornare a Napoli.
Riassumendo, il treno è partito in orario. Arrivati verso Rubiera, si è fermato per mezz'ora perchè pare che qualcuno sia stato investito (anche se i TG non ne hanno dato notizia, secondo me è tutta una manovra per non rimborsarci per il ritardo).
Come ogni volta che parto, comunque, mi rimane impressa la prima immagine che vedo quando salgo sul treno, mi siedo al mio posto e guardo fuori dal finestrino, in una direzione a caso.
Ho sempre pensato, fin da piccolo, quando viaggiavo con la mia famiglia, che ogni volta che la prima direzione nella quale si guarda quando si sta partendo è quella di arrivo. O comunque, la direzione che porta a quel che vogliamo. Chissà se stavo guardando nella direzione giusta, in quel momento. Si, probabilmente stavo guardando proprio verso sud-sud-ovest (...) .
Tornando a noi, a Rubiera ci è giunta voce che un tizio era stavo investito sulla nostra tratta, e che avremmo avuto una mezz'ora di ritardo... dopo aver ricevuto l'interessante notizia che Rubiera è la capitale del Tetrapack (e via tutti ad immaginare palazzi a forma di cartoni di succhi di frutta), ci han fatto risalire sul treno e il nostro viaggio è continuato.
16 fermate, maledetto Intercity. 9 ore di viaggio, finita la nostra acqua abbiamo dovuto pagare 1,50 a bottiglia d'acqua e 2,60 per una coca cola in lattina.. ma stiamo scherzando? Poi Trenitalia si lamenta che i napoletani fanno danni sui loro treni... ma io, fosse stato per me, c'avrei pisciato anche in quella lattina, cazzo.
Bene, chiusa questa parentesi sull'odio intrinseco nei confronti di trenitalia, mi resta da scrivere la chiusura.
"E' forse vero che su di noi potremmo scriverci un libro... ma forse io da solo scriverei una trilogia". Questo per dire che quando mi ci metto sono un logorroico della madonna.. e se siete arrivati fino a questo punto, due son le cose. O vi piace come scrivo, o non avevate un cazzo da fare.
E' stato un viaggio "Interessante", per non usare solo parole mie. Un'esperienza che ripeterei 10, 100, 1000 e più volte. E nessuno ha detto che sarà l'ultima, anzi. E' solo l'inizio questo.
La conclusione di questo post? Beh... tre semplici parole.
"Mi manchi già"
Noise made by MakingNoise in novembre 20, 2008 13:04
Non è stato un periodo flagellato da impegni improrogabili, è stato semplicemente un periodo di stanca, di vuoto cosmico totale.
Un periodo in cui ogni pensiero è buono per essere elaborato. Ma se i pensieri confluiscono in un'unica, fragile mente, prima o poi la diga della mia corteccia cerebrale straripa.
Ed ecco che si vedono le prime inondazioni, per lo meno nel vivere quotidiano.
"Ma il blog?" "Sei uno stronzo, perchè non solo non mi rendi partecipe della tua vita quotidiana, ma non aggiorni nemmeno il blog!" "Questo è il mio nuovo blog.. questo almeno lo commenterai?" "Oh, allora? Va, e scrivi! Dammi qualcosa da commentare, anche un punto!"
Ok, a voi materia da commentare, sprazzi di vita quotidiana e quant'altro.
Ho finalmente risolto il primo passo per uno dei due progetti che ho in mente, a breve dovrei cominciare a pieno ritmo. Dopo un mese quasi passato a ritirar scartoffie e similari, finalmente sono riuscito ad ottenere quel che mi serviva per cominciare, un passo alla volta, e tutto si sistemerà.
Ma non sono state le carte da firmare, quelle che mi hanno costipato in questo periodo. Son state le promesse, le promesse che ho dovuto dare, gli impegni che ho dovuto assumermi, per andare finalmente avanti.
"E la protesta? La Gelmini?"
Se qualcuno tra di voi ha visto Zelig, nella quinta puntata (non ricordo il lunedì preciso in cui è andato in onda, io ogni lunedì vado a giocare a calcetto, quindi ho dovuto recuperare le puntate in altri modi) Checco Zalone, personaggio che a me non sta simpatico più di tanto, ha riadattato la taranta salentina, elaborando una "cover" filo-centrodestra.. con il solo obiettivo di prendere per il culo la coalizione ovviamente.
Non cito testualmente perchè ora non mi torna la frase precisa alla memoria, ma ad un certo punto dice: "Evviva La Russa che sa fare bene la difesa, evviva Tremonti che sa fare bene i conti, evviva la Gelmini che sa far bene i...".
Ora, su questo argomento, almeno in questa sede, mi sono sempre astenuto.. anche perchè questa legge è arrivata come una penetrazione anale effettuata ai miei danni da un uomo di colore di discutibili gusti sessuali... effettuata tra l'altro di traverso, lubrificato con la carta vetra e il pan grattato.. insomma, un vero piacere.
Ed è stata una di quelle penetrazioni che ti colgono di sorpresa... che ne so, in un vicolo buio... certo, se poi l'Italia cammina con i pantaloni abbassati per far raffreddare il deretano, abituata a ben altri e superiori sforzi durante la giornata.. è ovvio che l'uomo di colore non ci pensi due volte ad approfittare nel lanciare il suo salame in quel che potremmo definire ormai un corridoio.
Ovviamente paragonare il poco Signor Berlusconi ad un uomo di colore.. è un eufemismo bello e buono.
Ad ogni modo, 133 e 137 a parte, che c'è stata sventolata davanti dai soliti tg4 e studio aperto come "riforma necessaria, inderogabile, in ogni suo articolo".. parlerò d'altro stasera.
Insomma, seppur i panni sporchi si lavino in famiglia, qui avremmo bisogno del cherosene per disinfettare certe sporcizie, e non solo in Campania.
In breve, visto e considerato che non ho molta voglia di scrivere, posto questo video.
Ricordate la prima giornata di campionato di calcio 2008/2009? Roma-Napoli, allo stadio Olimpico.
Ai telegiornali abbiamo visto scene di guerriglia, treni assaltati e devastati, fumogeni ovunque, persone impaurite e scacciate dai loro posti.. Abbiamo sentito dei portavoce della Trenitalia che hanno detto: "I danni al treno Intercity assaltato dai tifosi del Napoli ammontano a 500mila euro."
Bene... 500mila euro.. per un treno che è stato costruito con materiali per un costo totale di 10mila euro, ma solo perchè il ferro costa un tot al quintale.
Ma a parte questo... ci sono tante domande che sorgono spontanee... elenco? Elenco.
1-Perchè non sono stati creati treni speciali che portassero i tifosi napoletani allo stadio, per evitare tutto ciò? Trenitalia, e il Governo, non hanno tenuto conto che la tifoseria napoletana è numerosa, e un gruppo di circa 5000 persone, stadio permettendo, farebbe di tutto per vedere la propria squadra dal vivo. 2-Sono state fatte delle perizie su quel treno... i periti Trenitalia hanno stimato 500mila euro di danni, altri periti hanno stimato al massimo un migliaio di euro.. per danni ad un finestrino, un sediolino ed un bagno, che probabilmente erano già rotti. 3-Perchè non sono stati ascoltati i testimoni di quel treno, tra cui un giornalista austriaco che ha assistito alla scena, dicendo che non era andata per niente così? Perchè inventarsi la storia della donna con un bambino che andava a Milano per assistere la madre che aveva avuto un infarto?
Insomma, questi sono i quesiti principali.. ma molte domande restano ancora in sospeso..
Cosa ci ha guadagnato lo stato nel proibire le trasferte ai tifosi del Napoli e chiudendo le curve del San Paolo fino a mercoledì scorso? Ci ha perso solo l'intero popolo napoletano.
Popolo che ha cercato di discolparsi, chiedendo che queste sanzioni non fossero applicate per tutti, solo per colpa di alcuni "facinorosi".
E s'è parlato di affiliati alla camorra tra il pubblico, di persone che sono andate lì solo per far guerriglia.. no, quelle non sono persone. Resta il fatto che, nonostante si tratti della monnezza della gente, napoletanamente parlando... non hanno fatto tutti questi danni a Trenitalia.
Tra poco salgo a Milano, per andare a vedere il concerto degli Slipknot. Fosse per me, me la farei a piedi piuttosto che dare soldi a Trenitalia.
Fosse per me, non pagherei le tasse a questo stato, preferirei piuttosto l'esilio.
Dannazione, ma siamo veramente così pochi a vedere che tutto questo è un complotto di merda per sputtanare ancora di più questa città? "Che angeli non siamo", ma fino ad un certo punto.
E non posso far altro che sperare che ascoltiate la canzone di questo video che ho postato. Alitalia, Scuola, Pensioni, Economia, Casta... ho scritto tutto in maiuscolo, senza un preciso ordine. Perchè sono tutti argomenti importanti e come tali van trattati. Non nascosti, celati.. usando Napoli.
Continuo a ribadire, se non fosse chiaro a qualcuno..
LA MONNEZZA A NAPOLI C'E' ANCORA.
Non nelle case, non sotto casa.. ma in periferia si muore, straripa nei campi e vicino a ospedali e scuole.. e certo, dove cazzo la andava a mettere Berlusconi la monnezza? Mica se la poteva ficcare in culo, lì ci sono già troppe lingue.
La monnezza c'è ancora, e ogni mercoledì Berlusconi viene qui, e ce ne porta altra. Con la sua presenza.
La maggior parte di voi lettori è del nord, lo so per certo.
Bene, spalancate gli occhi quando scrivo "Napoli". Non è la miglior città del mondo, il nostro non è il miglior popolo del mondo, e i nostri rappresentanti non sono quei minchioni che vanno a Uomini e Donne, o a Forum, o qualsiasi altra merdata in televisione.
Noi siamo un popolo, così come lo sono i milanesi, i romani, i torinesi, i veneti e quel cazzo che vi pare.
E trattateci con rispetto, me come ogni altro napoletano. Così come si tratta con rispetto un uomo, uno della vostra stessa razza.
Non è un attacco nei vostri confronti, è solo un modo per dare la sveglia a persone che, fino a qualche mese fa, mi dicevano: "Oh, attento a non affogarci nella monnezza!"..
A presto.
Noise made by MakingNoise in novembre 04, 2008 21:58
E' da un pò che non faccio un post dedicato ad una singola canzone, una canzone conosciuta in fondo, come tutte le altre, quasi per caso.
Ed è curioso il sol pensare che in fondo sono queste canzoni che si conoscono un pò per caso, sono loro, ad essere le migliori. Quelle superbe, quelle che ti ispirano e ti fanno riflettere.
Queste canzoni che spuntano così all'improvviso, le cui parole, le cui musiche, le cui sensazioni suscitate riflettono pari pari quelle che sono le nostre di sensazioni, i nostri momenti un pò così, quei momenti che talvolta vale la pena di vivere, anche se in fondo fanno un pò morire.
Sensazioni di rabbia, di malinconia, queste canzoni riflettono quel senso di mancanza che ci attanaglia fondamentalmente ogni giorno della nostra misera, seppur stupenda vita.
E viene spontaneo chiedersi "Ma che sia una coincidenza?". Chi lo sa.
Forse è la nostra mente stessa a percepire queste canzoni solo in determinati momenti, anche se sono state scritte e composte anche mezzo secolo fa, o secoli fa, se pensiamo alla musica classica.
Queste canzoni fungono da specchio per la nostra anima, laddove gli occhi in fondo, non servono a nulla.
Cinque sono i nostri sensi, almeno quelli scientificamente accertati.
Ma in questi casi è solo uno di questi sensi ad essere quello primario, quello fondamentale.
Ed è poi ad esso che si collegano tutte le altre percezioni che viviamo.
Quante volte vi è capitato di collegare un'immagine, un panorama, o addirittura una persona a queste canzoni?
Non so voi, ma a me certe canzoni riportano anche alla mente profumi, l'odore della pelle di una persona in particolare. Per non parlare del tatto, che quasi impazzisce. E' come avere quella persona affianco, per poterla carezzare.
Il gusto? Beh, chi di voi non ha mai baciato qualcuno con una colonna sonora, o che comunque non se l'è immaginata... è troppo normale per i miei gusti.
Ho parlato fin troppo, avrei dovuto semplicemente postate video e testo, ma non ce l'ho fatta. Chiedo venia, la voglia di parlare ed esprimere i miei pensieri, le mie riflessioni, esplode ogni giorno sempre di più. E ogni giorno, sempre di più, immagino questo enorme baratro che sto frapponendo fra me e le persone che cercano, cercavano e comunque cercheranno di starmi accanto.
Sto bene, sono abbastanza sereno. Ma abbastanza non è mai abbastanza, per me.
A voi.
Stone Sour - Through Glass
I'm looking at you through the glass Don't know how much time has past Oh, God it feels like forever But no one ever tells you That forever feels like home Sitting all alone inside your head
How do you feel? That is the question But I forget You don't expect an easy answer
When something like a soul Becomes initialized And folded up like paper dolls and little notes You can't expect the bitter folks And while your outside looking in Describing what you see Remember what your staring at is me
Cause' I'm looking at you through the glass Don't know how much time has past All I know is that it feels like forever And no one ever tells you That forever feels like home Sitting all alone inside your head
How much is real So much to question An epidemic of the mannequins Contaminating everything And if that came from the heart It never did, right from the start Just listen to the noises(Now I'm more, instead of voices)
Before You tell yourself It's just a different scene Remember it's just different from what you've seen
I'm looking at you through the glass Don't know how much time has past Now all I know is that feels like forever And no one ever tells you That forever feels like home Sitting all alone inside your head
Cause' I'm looking at you through the glass Don't know how much time has past Now all I know is that it feels like forever And no one ever tells you That forever feels like home Sitting all alone inside your head
And it's the stars... the stars... that shine for you And it's the stars... the stars... that lie to you
I'm looking at you through the glass Don't know how much time has past Oh, God it feels like forever But no one ever tells you That forever feels like home Sitting all alone inside your head
Cause' I'm looking at you through the glass Don't know how much time has past All I know is that it feels like forever But no one ever tells you That forever feels like home Sitting all alone inside your head
And it's the stars... the stars... that shine for you And it's the stars... the stars... that lie to you And it's the stars... the stars... that shine for you And it's the stars... the stars... that lie to you
Oh, when the stars... Oh, when the stars... they lie.
Noise made by MakingNoise in ottobre 02, 2008 20:07
Di recente sono spesso allegro, anche senza un motivo ben preciso.. anzi, con motivi che spingerebbero chiunque altro a fare tutt'altro che sorridere.
Chiedo scusa per l'assenza da questo blog, su MSN e in giro per il web, se a qualcuno interessa.. ma settimana scorsa il PC ha deciso che dovevo prendermi na pausa, almeno 4-5 giorni senza utilizzare una tastiera, un mouse e qualche sana bestemmia sparata contro questa tecnologia, che ormai s'è capito, mi odia.
Insomma, non scrivo da ben 16 giorni... e seppur mi sembri sempre scontato dire che in 16 giorni di cose ne accadono, e son accadute.. riassumerò le stesse in poche frasi, sono ancora impegnato a sistemare programmi, driver e quant'altro..
Eh si, perchè nonostante l'accurata analisi fatta da me ed Enzo settimana scorsa, il problema era proprio l'Hard Disk principale, quello sul quale era installato Winzoz, il solito killer di poveri innocenti hard disk.
Sono stati giorni particolari, devo ammetterlo.. non è una novità che io sia pc-dipendente, e credo di aver capito anche perchè.
La sera in cui l'hard disk ha emesso il suo ultimo impulso elettrico di ridondanza, quando il suo cuore ha smesso di girare.. ho continuato la conversazione che stavo avendo con il solito Massimo tramite sms. E' stato l'ultimo scambio ad illuminarmi: "Credo di essere proprio pc-assuefatto/dipendente" "No, tu sei amici-dipendente".
Strano a dirsi, per uno come me. Uno che molte, tante, troppe volte preferisce l'innata solitudine alla chiassosa compagnia di un gruppo folto di conoscenti. E se è vero che la verità sta nel mezzo, è pur vero che tra le due cose preferisco sempre una ristretta cerchia di amici, quelli con la A maiuscola. Ma talvolta, e alcuni di voi lo sanno, è proprio la pura seppur effimera solitudine ad essere obiettivo di ricerca, qualcosa che viene comunque compensata dal contatto, seppur non fisico, con altre persone tramite strumenti quali telefono, msn, skype, forum e via discorrendo.
E' vero. Io non so stare da solo. Non riesco a stare più di 2 ore senza avere anche un solo contatto, senza mandare un solo sms, fare un solo squillo, una sola telefonata. Certe volte mi capita addirittura di contattare gente che non sento da mesi, forse da un anno o più.
E non sono una persona così loquace, per lo meno credo di saper scegliere i momenti in cui esserlo o meno.. però ho bisogno di dire almeno una parola ogni due ore. Già.
Beh, poi il computer mi è comunque mancato.. perchè ne avevo abbastanza bisogno, ho perso dei moduli che mi servivano entro questo fine settimana, ora dovrò recuperarli chissà dove.. ho perso dei documenti miei e di mia madre, roba che dovrò recuperare o riscrivere.. ho perso delle canzoni, degli album, ma la cosa che mi brucia più di aver perso sono delle foto.
Determinate foto che solevo guardare non dico tutte le sere prima di andare a dormire.. ma con una certa cadenza ritmica, precisa, e necessaria. Fortunatamente, molte altre foto a cui tengo sono ben conservate nell'altro Hard disk, che resiste oramai da circa 3-4 anni.. però dannazione, dovrei trovare un mezzo sicuro di archiviazione, qualcosa che mi faccia stare tranquillo, che mi faccia pensare "qui le foto non potrò mai perderle, potrò guardarle per tutta la vita".
Meraviglia della tecnologia. Tanti utilizzi, poca sicurezza. Basta un nonnulla per cancellare ricordi di anni, documenti importanti ritenuti "al sicuro" fino a quel momento, dati che si recuperano si, ma con una certa fatica.
Cambiando discorso, e anche concludendo questo ennesimo ritorno, vi anticipo che ho due progetti work in progress. Due progetti che mi renderanno ancora meno disponibile, che taglieranno del 50-60% il mio tempo libero, e che mi porteranno a viaggiare spesso nei prossimi anni.
Insomma, sono due progetti abbastanza semplici, relativamente a lungo termine.. non vi resta che farmi gli auguri, sperando che questa sia la volta buona, quella definitiva, quella decisiva.
E' giunto il momento di darsi da fare, sul serio, anche fino allo stremo. E stavolta non ci sono motivi per andare avanti, per farsi un culo quanto una capanna, se non me.
Ho parlato spesso e volentieri di egoismo, di autoaffermazione e di orgoglio. Stavolta l'orgoglio è stato messo da parte per poco, per poi tornare ancor più forte. E ora gira a braccetto con la necessità dell'autoaffermazione, mentre l'egoismo suona la carica.
Tuttavia, non è mia intenzione abbandonare amicizie, affetti e quant'altro. Ci saranno semplicemente delle priorità, e a pagarne lo scotto saranno quelle cose che faccio che, sempre a lungo termine, non mi porteranno da nessuna parte.
Sarò costretto comunque ad utilizzare spesso il computer, quindi.. non disperate. Questo blog durerà molto, molto a lungo. I promised.
Noise made by MakingNoise in settembre 30, 2008 22:55
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Ogni riferimento a cose, persone, politici, ministri, papi, Berlusconi e fascisti è puramente voluto casualmente.
.::Il Casinaro::.
.::South Park style::.
Nome:
Luigi (Gino) Compleanno:
24 marzo Età: 21 anni Segno Zodiacale:
Ariete Ascendente:
Gemelli Soprannomi (alcuni oramai andati a farsi benedire con le relative persone che me lo avevano affibbiato):
Tonto, Cuscino, Cucciolo, Pancioso, Morbidoso, Tesoro, Stella, Angioletto, Kain, Nanaccio, Buzzurro, Fratellone, ElefanGino..eccetera eccetera..
.::Odi..::.
L'indifferenza. L'omertà. L'ingiustizia. Le parole al vento. L'ignavia. La stanchezza. Il piangersi addosso. Il lasciarsi cadere in un baratro, senza reagire. E tanto altro..
.::..et Amo::.
Di seguito, senza un ordine ben preciso, così come mi vengono. La spontaneità. La tranquillità. La pace. La serenità. Il silenzio. Il calore umano. L'affetto sincero. La musica. La mia chitarra. Il mio basso. La notte. Il mare. Viaggiare. Vivere. Vivere da morire. L'alba. Il tramonto. I cambiamenti. E tanto altro.
You are a twentysomething at heart. You feel like an adult, and you're optimistic about life.
You feel excited about what's to come... love, work, and new experiences.
You're still figuring out your place in the world and how you want your life to shape up.
The world is full of possibilities, and you can't wait to explore many of them.
Like a fire, you are full of power and light.
A born leader, you easily draw people toward you.
You are full of courage and usually up for anything dangerous.
You have a huge ego and love to be the center of attention.
You strive to please others and compromise anyway you can.
War or conflict bothers you, and you would do anything to keep the peace.
You are a good mediator and a true negotiator.
Sometimes you do too much, trying so hard to make people happy.
While you keep the peace, you tend to be secretly judgmental.
You lose respect for people who don't like to both give and take.
On the flip side, you've got a great sense of humor and wit.
You're always diplomatic and able to give good advice.
Souls you are most compatible with: Warrior Soul, Hunter Soul and Visionary Soul